26 marzo 2007

Ora Basta !

Il 7 marzo 2007, la sperimentazione clinica del CRM197 sul cancro,
approvata dal Ministero della Salute ha compiuto 1 ANNO, complimenti !

Peccato che non abbia mai visto la luce !!!

La sperimentazione, malgrado i buoni propositi dei suoi promotori, non è mai iniziata !

E' UNA VERGOGNA !!!

Ci chiediamo di chi è la colpa ?

Forse del dott. Fiorentini, responsabile del reparto di oncologia dell'ospedale di Empoli (FI), promosso a "centro pilota" dall' AIFa, che non ha ancora presentato un protocollo di sperimentazione ????

Forse del Comitato Etico di Careggi (FI) competente per giurisdizione, che non ha approvato in prima istanza un protocollo presentato dal Fiorentini ????

Forse del dott. Tomino, responsabile dell'AIFa, che non si chiede "ma quanto ci vuole a presentare un protocollo di sperimentazione e che fine hanno fatto e faranno le fialette di CRM197 che la Chiron ha consegnato al reparto di oncologia di Empoli ???

Forse verranno consegnate ai soliti "amici degli amici", visto che nel frattempo supereranno la data di scadenza, prevista per il mese di novembre 2007 ???

Forse è colpa della casa farmaceutica Chiron di Siena, il cosiddetto sponsor, che non tiene particolarmente a questa sperimentazione forse perchè il CRM197, dai costi modesti, non è una specialità medicinale brevettabile ???

Forse è del Ministro della Salute che non garantisce la libertà di cura ai "disperati", che farebbero di tutto pur di sottoporsi anche per uso compassionevole, alla cura con il CRM197 ???

NO ! La colpa è nostra che restiamo in silenzio e non alziamo la voce !
Urliamo a tutti il nostro disappunto, facciamoci sentire !

Copia il testo e invialo ai seguenti indirizzi di posta elettronica:

VOGLIO che venga data subito il via alla sperimentazione clinica
del CRM197 del dott. Silvio Buzzi di Ravenna, anche in altri e più
importanti istituti di ricerca nazionali e, VOGLIO che venga concesso
subito il CRM197 per uso compassionevole
ai malati oncologici
refrattari alla cure ufficiali.



urpminsalute@sanita.it U.R.P. Ministero della Salute

turco_l@posta.senato.it Ministro della Salute Livia Turco

oncologiaempoli@usl11.tos.it Osp.le di Empoli

dirgen@usl11.tos.it Osp.le di Empoli

n.martini@aifa.gov.it Direttore AIFa

C.Tomino@aifa.gov.it Resp.le sperimentazione AIFa

P.R.siena@chiron.com casa farmaceutica che produce il CRM197

Info.siena@chiron.com casa farmaceutica che produce il CRM197

info@crm197.it SITO WEB SUL CRM197

30 aprile 2006

stampamedica.it: FORSE ENTRO L'ANNO SPERIMENTAZIONE ANCHE IN ITALIA DELLA CRM197 DEL DR.SILVIO BUZZI




Il dottor Silvio Buzzi mantiene un cortese ma fermo riserbo da quando il capo dell’Ufficio Tecnico del ministero della Salute, il professor Vincenzo Saraceni, si è incontrato con lui lo scorso 7 marzo. Era necessaria questa presa di contatto soprattutto perchè in maniera chiara ed evidente, due personalità dell’oncologia italiana avevano affermato di essere pronte a sottoporre a test la tossina nata dalla difterite. Il dottor Gianmaria Fiorentini, direttore del Dipartimento oncologico dell’Ausl 11 di Empoli (e rappresentante dell’Istituto Tumori Toscano), e il professor Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di oncologia medica del Centro di riferimento oncologico di Aviano (Pordenone) hanno infatti fatto sapere di essere pronti a passare ad una sperimentazione sulla CRM 197..La scelta dei giapponesi di effettuare prove sulla CRM197 ha indotto molti ad una diversa impostazione di fronte al ritrovato . La tossina, fino ad oggi, è stata somministrata da Buzzi a oltre un migliaio di pazienti, alle prese con le più svariate forme di tumore. Gli oncologi giapponesi contano di testare la tossina nel campo dei tumori dell’ovaio. Il melanoma è invece l’interesse principale degli oncologi toscani, mentre il professor Tirelli ad Aviano intenderebbe lavorare sui carcinomi renali Il ministero della salute adesso dovrà redigere un preciso protocollo che fissi tappe e modalità della sperimentazione, e bisognerà anche attendere l’approvazione dei Comitati Etici Si spera di concludere la vicenda entro la fine dell’anno anche se occorre ancora ottenere la tossina oggetto di tanta attenzione dai laboratori dell’azienda Chiron di Siena, di recente acquisita dal colosso Novartis, opportunamente trattata e pronta in fiale. Gli uffici ministeriali hanno già garantito che proseguiranno in ogni caso la collaborazione per verificare il ruolo antitumorale del CRM197. Buzzi è il primo a dire” aspettiamo le prove e gli esami clinici edi laboratorio prima di pronunciarci. In queste vicende occorre tanta pazienza” Ed ad onor del vero lui di pazienza già ne ha dimostrata tanta.. Soprattutto tanta tenacia.
NELLE DUE FOTO IL DR. BUZZI ED IL PROFESSOR TIRELLI

21 aprile 2006

da "Donna Moderna"

DI ANTONELLA TRENTIN

In 30 anni, fuori dai laboratori della scienza ufficiale, un medico di provincia, Silvio Buzzi, ha sperimentato la tossina della difterite e un suo derivato su un migliaio di malati terminali di cancro. Nel 30 per cento dei casi il tumore si è ridotto, nel 5 per cento è completamente scomparso. Anche se le sue teorie fossero infondate, Buzzi avrebbe il merito di essere un personaggio. Basta leggere l’autobiografia Il talco sotto la lampada (Edizioni Ares) per accorgersene. Lo incontriamo nello studio spoglio alla periferia di Ravenna, dove ci racconta il suo sogno di ricercatore artigiano. Buzzi non può contare sui miliardi delle multinazionali del farmaco, né appartiene a una delle università più prestigiose del mondo. In perfetta solitudine, da anni si ostina a dimostrare che la tossina difterica, o meglio la sua versione innocua CRM197, uccide i tumori. Forse potrebbe avere ragione.

Sgombriamo il campo da spiacevoli sospetti, dottore. Ci dimostri che non è un altro caso Di Bella.
«Tutti i miei esperimenti sono stati condotti con rigore. I risultati sono comparsi su note riviste scientifiche come The Lancet, Cancer Research e Cancer Immunology Immunotherapy. Di Bella, che pure credo fosse in buona fede, non ha mai pubblicato nulla».

Però nessun altro scienziato ha confermato i suoi risultati.
«Finora, no. Ma adesso due medici autorevoli hanno detto di essere disposti a sperimentare il CRM197: Umberto Tirelli, primario di Oncologia medica all’Istituto dei tumori di Aviano, e Gianmaria Fiorentini, direttore del Dipartimento oncologico dell’ospedale di Empoli».

Sono tra i pochi ad averle concesso il beneficio del dubbio. Non si sarà montato la testa?
«Figurarsi! Dopo 30 anni di porte in faccia, avevo deciso di tirare i remi in barca. Tanto ormai il testimone è passato ai giapponesi, mi ripetevo».

Cosa c’entrano i giapponesi?
«Un anno fa, Eisuke Mekada, ricercatore oncologo dell’università di Osaka, mi ha spedito una e-mail. Diceva di aver letto i miei studi su Internet e di essere interessato a saperne di più. Mekada, insieme ad altre università, ha già testato con successo il CRM197 sui topi. Ora sta allestendo un esperimento clinico su un gruppo di pazienti con tumore all’ovaio. Dovrebbe cominciare nel 2007».

Come le è venuta l’idea di usare il batterio della difterite?
«Ero un giovane laureato, lavoravo in una casa di cura a Ravenna. Il primario, soprannominato Vangelo, mi sceglieva spesso come aiuto in sala operatoria. Allora non c’erano la Tac o la risonanza magnetica, non sapevamo cosa avremmo trovato incidendo l’addome di un malato di tumore. Succedeva che, dopo aver aperto il paziente, Vangelo ordinasse sconsolato di ricucire subito. Il tumore si era propagato troppo per essere operabile».

Il malato era dunque condannato?
«Nella stragrande maggioranza dei casi sì. Ma c’erano alcune, rarissime, eccezioni. Dopo l’intervento, il tumore lentamente spariva».

Che spiegazioni davate?
«Facevamo ipotesi fantasiose, per esempio che fosse salutare far prendere aria alle viscere».

E invece?
«Qualcosa accadeva davvero nei pochi minuti in cui l’addome del paziente era aperto. L’intuizione mi è arrivata per caso. Il primario stava indossando i guanti prima di operare e un po’ del talco usato per renderli più scivolosi si è sparso nell’aria. La luce della lampada lo ha messo in risalto. L’atmosfera della sala operatoria non era asettica come noi pensavamo, ma inquinata. Allora ho avuto una folgorazione: una polvere ancora più sottile, invisibile a occhio nudo, poteva contaminare i pazienti durante l’intervento».

Microbi?
«E batteri, come quello della difterite. Questo germe ha il pregio di essere ovunque, anche qui, adesso, nello studio dove stiamo parlando. Tutti noi siamo venuti a contatto con il “Crynebacterium diptheriae” e il nostro organismo ha già sviluppato anticorpi specifici per combatterlo. Il sistema immunitario, se non è debilitato, quando incontra il germe è in grado di bloccarlo subito. Gli anticorpi antidifterici si rivolgono quindi contro altre cellule nemiche: quelle del cancro».

Quando ha cominciato gli esperimenti?
«Nel 1970 sui conigli e successivamente sui topi. Prima inoculavo loro cellule cancerose per sviluppare il tumore, poi la tossina difterica per vedere che cosa accadeva».
Con quali risultati?
«Nei topi trattati con tossina difterica il tumore regrediva. Ma la vera sorpresa è arrivata da un secondo esperimento con cento cavie. Dopo quattro mesi, 18 topi erano ancora vivi! Non solo. Se inoculavo loro altre cellule cancerose, non sviluppavano più il cancro: erano immuni».

Nel frattempo era passato agli esseri umani. È regolare quello che ha fatto?
«Ero senz’altro fuorilegge, ma i pazienti hanno sempre firmato un consenso informato. Ed erano tutti malati su cui chemioterapia e radioterapia non sortivano effetto. In più, tanto per sgombrare i dubbi, non mi sono mai fatto pagare nemmeno una lira».

Quanti sono stati i casi trattati?
«Un migliaio, ma alle riviste scientifiche ho presentato i risultati di 25 pazienti trattati con il CRM197, la tossina resa innocua. È sempre stato difficile averla. L’unica a produrla in Italia è la Chiron di Siena, ma da qualche anno ha smesso di fabbricarla».

Com’è andata con i 25 pazienti?
«Due hanno reagito in modo completo: il tumore è scomparso. In sei pazienti la malattia si è arrestata temporaneamente, a tutti gli altri ho regalato solo qualche mese di vita».

Due sole guarigioni non sono poche?
«No, se si pensa che erano tutti malati terminali con un sistema immunitario distrutto dalle cure precedenti. La terapia è davvero efficace su pazienti appena operati, con una buona scorta di anticorpi. Ma questa è una scommessa che va tentata in istituti di ricerca. Io ho fatto la prima parte dell’opera».

Mi dica dei successi.
«Uno dei pazienti era una donna. Aveva un tumore alla mammella con metastasi cerebrali. Non aveva chance. Grazie al CRM197, il cancro è sparito. Ma sei mesi più tardi si è verificata una recidiva. Il secondo caso è stato uno dei più delicati nella mia carriera: il figlio di un collega, un bambino di appena 6 mesi e un tumore al sistema nervoso autonomo, resistente alla chemioterapia. Su insistenza del papà gli ho praticato otto iniezioni di CRM197 a distanza di tempo. Un anno dopo, la risonanza magnetica non ha
evidenziato più tracce di tumore».

E il bambino che fine ha fatto?
«Cresce, va a scuola, sta bene. È la prova vivente che non ho preso un abbaglio».


22 marzo 2006

Dalla difterite un’arma contro i tumori

Intuizione di Silvio Buzzi,
neurologo e psichiatra
di Ravenna
Dalla difterite un’arma
contro i tumori
Quando viene colpito da questa
malattia infettiva l'organismo
combatte con maggiore efficacia,
a volte, contro alcuni tipi di neoplasia.

MILANO - Non è un oncologo. E non si ritiene affatto un nuovo «caso Di Bella». Ma il dottor Silvio Buzzi da 30 anni sta studiando un'originale terapia: sfrutta il veleno del batterio della difterite. In America alcune importanti riviste scientifiche hanno pubblicato i suoi risultati (ignorati nel nostro Paese), perché Buzzi è riuscito a dimostrare che le cellule tumorali mal sopportano la tossina difterica. Qualcosa, però, si sta animando anche in Italia. La vicenda di questo medico di Ravenna ha infatti galvanizzato di recente l'attenzione dei media italiani, e l'effetto-domino ha finito per sollecitare un'interpellanza parlamentare: si chiede che il ministero della Salute favorisca la costituzione di una commissione tecnica per sperimentare il CRM197 (così si chiama la forma «addomesticata» della tossina difterica).


Ma com'è scattata
, nella testa di Buzzi, l'idea che da una malattia come la difterite potesse scaturire un'arma contro il cancro? «Osservando i casi dei pazienti dati per spacciati ma poi incredibilmente migliorati dopo uno di quegli interventi chirurgici che, purtroppo, si limitano ad “aprire e chiudere” - racconta Buzzi -. Era vero che nella pubblicistica medico-scientifica mondiale si contavano poche decine di questi singolari episodi. Ma mi ero convinto che qualcuno avrebbe dovuto impegnarsi a decifrarli a ogni costo».
A CACCIA DEL BATTERIO - La scintilla scoccò una mattina di tre decenni fa, in camera operatoria. Fervevano i preparativi per gli interventi. Il talco versato nei guanti in gomma, per farli scorrere sopra la pelle, danzò nell'ambiente, producendo un finissimo pulviscolo visibile sotto la lampada. Le infinite particelle del talco avevano contaminato l'aria locale. E l'occhio di Buzzi se n'era accorto. Scattò allora il sospetto che qualche microrganismo avrebbe potuto inquinare il campo operatorio. Infettare, in maniera silenziosa, le ferite chirurgiche. E accendere quindi un'imprevedibile, nascosta e comunque benefica risposta immunitarianell'organismo del malato. Insomma: la regressione di certe masse tumorali, sicuramente diagnosticate, poteva derivare da un'accidentale, misconosciuta infezione? È l'interrogativo che ha animato l'intera esistenza di Silvio Buzzi. Che, a caccia del fantomatico “germe” guaritore, ha puntato a un certo punto l'attenzione sulla difterite. «È una grave malattia infettiva causata dall'azione di una tossina, prodotta da un batterio che si trasmette per via aerea» spiega Buzzi. Una potente sostanza tossica, capace però di evocare un'ingente reazione da parte delle cellule immunitarie.
Nell'organismo di chi è colpito dalla difterite, infatti, è tipica l'impennata impressionante dei globuli bianchi nel sangue. Ebbene: opportunamente addomesticata, si è chiesto Buzzi, quella tossina non avrebbe potuto indirizzare l'esercito delle difese corporee contro le cellule anarchiche del tumore? Interrogativi che non hanno più mollato il cuore del nostro, che ha abbracciato sì la carriera di neurologo e psichiatra, ma dal 1971, negli scampoli di tempo libero, tra gli spazi angusti della soffitta di casa adibita a stabulario, e sostenuto dalla pervicacia della moglie Luciana, biologa, ha avviato un sistematico lavoro sui topi (e sui conigli), inoculando microdosi di tossina difterica. Prove, controlli, analisi, verifiche... Qualcosa si mosse: nei roditori, la crescita dei tumori solidi, trattati col veleno, subì uno stop consistente. Traguardo che finì, nel 1973, sulle pagine della rivista Cancer Research. «Ho successivamente lavorato con una tossina difterica mutata, il CRM197 - dice Buzzi. - Un “falso” veleno, una sostanza cioè priva di qualsiasi tossicità, ma ugualmente capace d'evocare una robusta risposta immunitaria, e di legarsi a uno specifico bersaglio largamente presente sulla superficie delle cellule tumorali».
La proteina è stata somministrata per via sottocutanea a un gruppo di pazienti con tumori avanzati, e poi s'è provveduto a trattare un certo numero di altri malati inoculando la tossina direttamente nella massa tumorale. Nonostante il cattivo stato generale della maggior parte delle persone coinvolte, la somministrazione del CRM197 ha mostrato un effetto antitumorale tangibile e promettente; l'inoculazione diretta ha invece chiarito quali fenomeni scatena la tossina nella lesione maligna: un massiccio afflusso di leucociti. Globuli bianchi. Produttori di enzimi e radicali liberi che agiscono danneggiando le cellule cancerose. Tutto documentato: questi risultati hanno visto la luce sulle pagine di Cancer Immunology Immunotherapy e Therapy. “Bacheche” scientifiche di grande prestigio. Nessuna meraviglia, allora, la decisione da parte dell'American Association for Cancer Research di accogliere il dottor Buzzi tra i suoi membri attivi.
L'INTERESSE DEGLI SCIENZIATI GIAPPONESI E ITALIANI - Ma la scienza medica, si sa, ha bisogno di prove provate. Di sperimentazioni cliniche ferree su numeri consistenti di malati. Nel villaggio ormai globale della Scienza, il lavoro di Buzzi è stato qualche mese fa individuato su Internet da un team di scienziati giapponesi di ben tre università. Che hanno rotto gli indugi e manifestato la piena disponibilità ad avviare, in terra nipponica, uno studio rigoroso sull'uomo. Ma con un campanilistico colpo di scena ecco, immediatamente dopo, quel segnale della classe medica italiana tanto agognato da Buzzi nei decenni del suo lavoro “in solitario”: il capo dell’Ufficio Tecnico del ministero della Salute, il professor Vincenzo Saraceni, in seguito all'interpellanza parlamentare mossa dall'onorevole Francesco Brusco, si è incontrato lo scorso 7 marzo con Buzzi. Meeting voluto anche perché, nel frattempo, due personalità dell’oncologia italiana si son dichiarate disposte a testare la tossina: il dottor Gianmaria Fiorentini, direttore del Dipartimento oncologico dell’Ausl 11 di Empoli (e rappresentante dell’Istituto Tumori Toscano), e il professor Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di oncologia medica del Centro di riferimento oncologico di Aviano (Pordenone). Insomma, il CRM197 sta conoscendo una fase di crescita e non viene più considerato solo uno strumento per uso “compassionevole”, cioè per un'utilizzazione sperimentale, ma al di fuori di studi clinici ampi e controllati (la tossina, finora, è stata somministrata da Buzzi a oltre un migliaio di pazienti, alle prese con le più svariate forme di tumore), bensì un potenziale trattamento immunoterapico per curare precisi tipi di cancro.
Ecco, infatti, lo scenario che si sta profilando: gli scienziati giapponesi contano di testare la tossina nel campo dei tumori dell’ovaio; il melanoma è terreno d’azione degli oncologi toscani, mentre l’istituto di Aviano intenderebbe lavorare sui carcinomi renali. Adesso la parola spetta alla macchina burocratica: il ministero della Salute dovrà attendere l’espressa richiesta da parte dei due centri oncologici interessati; occorrerà poi redigere un preciso protocollo che fissi tappe e modalità della sperimentazione, e bisognerà infine aspettare il «sì» dei Comitati Etici (gli organismi, in seno alle strutture sanitarie, che verificano l’applicabilità della sperimentazione proposta, l’adeguatezza dei suoi obiettivi nonché la competenza e l’idoneità dei ricercatori e di tutte le persone coinvolte nel test). Tempi dell’operazione? Il grande augurio è che tutto ciò possa attivarsi nell’ultimo trimestre di quest’anno. Non mancano gli scogli prettamente tecnici: urge infatti ottenere la tossina dai produttori (ovvero dai laboratori dell’azienda Chiron di Siena, di recente acquisita dal colosso Novartis) opportunamente trattata e pronta in fiale. «Ma la fiducia non mi ha mai abbandonato...» dice Buzzi. Domanda: il tornado che ha travolto Francesco Storace, costringendolo a rinunciare al timone del ministero della Salute, comprometterà il trial clinico? No: gli uffici ministeriali hanno già garantito che proseguiranno in ogni caso la collaborazione per verificare il ruolo antitumorale del CRM197. Che non è certamente la cura definitiva anti-cancro, ma può arricchire l'odierno arsenale dei farmaci contro la malattia.
Edoardo Rosati
21 marzo 2006 dal corriere online sportello-cancro

21 marzo 2006

Il Giornale - Una Giornata nazionale per malati oncologici - n. 67 del 21-03-2006

L’obiettivo per il quale si sono battuti i malati di cancro e le associazioni di volontariato è stato raggiunto: la Giornata nazionale del malato oncologico verrà celebrata la prima domenica di giugno, a partire da questo anno e negli anni a venire. Così ha stabilito la direttiva del presidente del Consiglio dei ministri del 19 gennaio 2006, recentemente pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Desidero ringraziare Il Giornale per aver ospitato nel novembre scorso un articolo in cui illustravo la situazione dei circa due milioni di cittadini italiani che hanno provato o provano sulla loro pelle l'invasione delle cellule maligne e spiegavo l'importanza di una mobilitazione in cui far esprimere i disagi, le sofferenze e i bisogni, le speranze e le esigenze dei malati, dei guariti e dei sopravvissuti al cancro per far comprendere all'opinione pubblica e alle istituzioni i molteplici problemi che la persona malata, la sua famiglia, i suoi amici devono affrontare nell'immediato, nel breve e nel lungo periodo. La scadenza che si sta preparando, con il contribuito di tutti i soggetti coinvolti nella lotta contro il cancro, metterà in collegamento malati, famiglie e amici con ricercatori, medici oncologici, infermieri, volontari e costituirà un laboratorio di proposte destinate a coinvolgere direttamente le istituzioni sociosanitarie pubbliche e private. Ciò che mi preme sottolineare è che la direttiva per l'ufficializzazione della Giornata si inserisce in una pratica di governo, quello uscente di centrodestra, caratterizzata dall'attenzione nei confronti dei diritti del malati oncologici dopo anni e anni di trascuratezza rispetto alle loro specifiche problematiche. Sono oltre 400 le associazioni rappresentate nella Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (www.favo.it) e la loro forza trainante si è vista proprio nella battaglia che ha accompagnato la richiesta della Giornata, un momento di coesione che ha coinvolto anche le associazioni non federate. Il malato oncologico non è «di destra» o «di sinistra», ma è una persona e il suo mondo attraversa il mondo in cui tutti viviamo e in cui aspiriamo a vivere sempre meglio. Quello che i malati chiedono non è mera assistenza né mera rivendicazione di diritti specifici bensì il riconoscimento di non essere emarginati dalla società dei sani e di vedere riconosciuti i loro diritti di cittadinanza.A un'idea del malato che non venga emarginato dal contesto economico e produttivo sfuggendo contemporaneamente a gravare sul bilancio assistenziale dello Stato, è ispirato l'articolo della legge Biagi che evita il ricorso dei malati oncologici non in grado di lavorare all'«invalidità civile». È stato riconosciuto ai lavoratori dipendenti da aziende private la possibilità di ridurre l'orario di lavoro senza rinunciare all'impiego. Si tratta di una norma che tiene conto della «flessibilità» delle condizioni del malato oncologico, il quale specialmente nella fase acuta della malattia e delle terapie antineoplastiche, ha bisogno di ridurre il carico lavorativo ma non certo di uscire dai rapporti sociali di produzione. Una volta conclusa la somministrazione della terapia e iniziata la fase di controllo della morbosità, il paziente-lavoratore può riprendere nella maggior parte dei casi l'attività tempo pieno. Il lavoratore può scegliere questa possibilità, il datore di lavoro ha il dovere di accordagliela. Infine, con la nuova, recentissima, legge che modifica le procedure per stabilire l'accertamento dello stato di handicap e dell'invalidità superiore al 50%, i malati oncologici hanno vinto un'altra battaglia, utile ai fini di ottenere un assegno di sostegno e permessi retribuiti per assentarsi dal lavoro estendibili anche al familiare che si prende cura di loro, da sempre previsti dalle leggi. Le nuove procedure accorciano a 15 giorni l'attesa per l'adempimento dei controlli legali utili a far valere le prerogative testé illustrate. Prima ci voleva un anno o anche di più. La lunghezza dei tempi ha rappresentato un diritto negato per tutti coloro gravati da un handicap o da una disabilità grave. Ma per i malati di cancro la negazione assumeva un significato più beffardo perché basata sulla mancanza di conoscenza della loro condizione e dei loro bisogni.

posted by Gian Post

13 marzo 2006

I Magnifici Sei



da sx: Pucciarelli Riccardo, on. Brusco Franco, dr. Buzzi Silvio,
figlia e moglie del dr.Buzzi, GianPost

08 marzo 2006

News


Il dott. Buzzi ha incontrato Storace

L'incontro è avvenuto ieri presso il Ministero della Salute


Finalmente l’atteso incontro tra il dott. Silvio Buzzi ed il Consigliere Tecnico del Ministro della Salute dott. Saraceni. Si è tenuto ieri pomeriggio martedì 7 marzo alle ore 16,00 presso il Ministero della Salute in via Lungotevere Ripa 1, alla presenza tra gli altri dell’On. Francesco Brusco del suo segretario Riccardo Pucciarelli ed il collaboratore Giovanni Rossi, nonché la signora Lucia Barboncini Buzzi e figlia Anna Maria, anch’essa dottore.Durante l’incontro, durato circa 40 minuti, mentre il dott. Buzzi illustrava come fosse nata questa scoperta e la sua evoluzione in modo tecnico, è intervenuto a sorpresa il Ministro On. Francesco Storace (nella foto), che ha mostrato l’attenzione dovuta verso una questione così importante e ha dato la propria disponibilità verso la sperimentazione ufficiale della tossina anti tumorale Crm 197. Inoltre ha rammentato ai presenti la delicatezza della materia e ha sollecitato tutti, lo stesso consigliere Saraceni, di continuare su questa strada ma non dimenticando che fino a prova provata, non si deve strumentalizzare sull’argomento, visto il numero elevato di persone che purtroppo ne è vittima e che dalle cure innovative si aspetta la speranza per una vita migliore.Lo stesso Ministro ha incaricato il dott. Saraceni di seguire a tutti i livelli la questione, avviando un monitoraggio tra gli Istituti competenti e le case farmaceutiche, supportato da nomi altisonanti dell’oncologia italiana, che hanno già mostrato interesse verso la ricerca del dott. Silvio Buzzi.“In tantissimi anni al fianco dell’On. Brusco, al servizio della gente, - ha dichiarato il segretario dell'on Brusco, Riccardo Pucciarelli - è la prima volta che mi sento davvero soddisfatto, l’aver contribuito dopo mesi di ricerche e contatti avviati a tutti i livelli per ottenere questo incontro e per premiare i 36 anni di sacrifici del dott. Buzzi, oggi finalmente alle porte di un riconoscimento ufficiale, mi gratifica. Tutto questo lo si deve, per quello che riguarda la nostra segreteria, soprattutto a Giovanni Rossi, che ci ha segnalato la straordinaria scoperta ed insieme abbiamo cominciato il nostro sostegno alla scoperta alla Tossina Anti Canto Crm 197”.
(8 marzo 2006)

05 marzo 2006

News


Il Ministro Storace incontrerà il dott. Silvio Buzzi lo scopritore della Tossina anti- Cancro Crm 197
La decisione dopo l'interpellanza parlamentare di Francesco Brusco (FI)

Grazie all’Interpellanza Parlamentare a firma dell’On. Francesco Brusco indirizzata al Ministro della Salute On. Francesco Storace, e dopo un colloquio telefonico tra lo stesso Brusco ed il Ministro, si terrà martedì 7 marzo presso il Ministero della Salute, un incontro con il dott. Silvio Buzzi lo scopritore della Tossina anti Cancro Crm 197, scoperta in più di 30 anni di studi e ricerche, e fino ad oggi rimasta nell’ombra e senza un riconoscimento ufficiale.Sarà presente inoltre all’incontro il dott. Saraceni consigliere tecnico del Ministro.Un grazie va al quotidiano IL GIORNALE che attraverso i Suoi articoli ha fatto conoscere la straordinaria scoperta del dott. Silvio Buzzi, all’On. Brusco che ha sensibilizzato l’opinione pubblica e smosso la coscienza di chi è preposto, nelle sedi opportune, al problema.Finalmente, quindi, dopo l’interessamento dell’On. Brusco e dopo numerose ricerche ed approfondimenti, grazie alle numerose informazioni reperite sull’argomento, il tutto coadiuvato dal suo segretario Riccardo Pucciarelli e dal collaboratore Gianni Rossi, si è approdati ad un punto importante per la sperimentazione ufficiale del Crm 197.Questa tossina indurrebbe il sistema immunitario a bloccare l’avanzata del tumore e a volte addirittura a farlo regredire, e fino ad ora per il disinteresse delle case farmaceutiche in Italia, si è vista bloccata la produzione del farmaco contenete la proteina Crm 197, che già da tempo viene utilizzata in Italia come vettore coniugante oligosaccaride per i vaccini destinati ai bambini come il vaccino anti-meningococcico.Un grande passo, dunque, verso la lotta contro il cancro.

">http://www.oltrenews.it/buzzi.html

Silvio Buzzi


SILVIO BUZZI INIZIÒ LE RICERCHE NEGLI ANNI SESSANTA
«La mia battaglia per la proteina anti-cancro»


ANDREA INDINI

Tutto ha inizio da un’osservazione casuale in sala operatoria. Poi, un’ipotesi. Da quel momento alla pubblicazione del libro “Il talco sotto la lampada - Storia di un medico e della tossina che combatte i tumori” passano trent’anni di studi, esperimenti e duro lavoro. Ma la sfida non è ancora stata vinta: tra il dottor Silvio Buzzi e la sperimentazione del nuovo farmaco si sono intromesse - ancora una volta - le case farmaceutiche. Troppo spesso si è parlato di complotti e boicotaggi. Qui, è diverso. Gli studi del medico ravennate sono chiari: una particolare proteina, la Crm 197 indurrebbe il sistema immunitario a bloccare l’avanzata del tumore e, in alcuni casi, a farlo regredire. Tuttavia la sperimentazione di tale ricerca, già apparsa sulla prestigiosa rivista specialistica Cancer research dell’American association for cancer reasearch, non è ancora stata avviata in italia, pur essendo priva di tossicità e quindi di pericoli per la salute del malato.All’inizio degli anni Sessanta, Buzzi - giovane medico neolaureato - trova lavoro presso una casa chirurgica. Un giorno, mentre aiuta il primario durante un intervento chirurgico, nota un fine pulviscolo sospeso sotto la grande lampada operatoria. Da qui l’idea. Un barlume che ricorda il led luminoso dell’Archimede della Walt Disney: la “bizzarra” supposizione che proprio quel pulviscolo nasconda la giustificazione di piccole riduzioni delle masse palpabili. Buzzi immagina che in esso si annidino dei microrganismi che cadendo nell’addome aperto lo contaminino provocando una reazione immunitaria in grado di aggredire il tumore. A detta dei colleghi più anziani il fenomeno è inspiegabile. Subito viene archiviato. Non si sprecano le supposizioni più fantasiose: dalla «salutare boccata d’ossigeno al peritoneo» alla «volontà di guarigione del paziente». Ma la ricerca ha inizio: nei primi anni Settanta, Buzzi si accorge che, inducendo mutazioni nel virus che parassitava il bacillo della difterite, è possibile ottenere delle tossine difteriche mutate che presentano caratteristiche molto diverse dal ceppo madre. Tra questa c’è la Crm 197, fotocopia identica della vera tossina eccezion fatta per la piccola sostituzione di uno dei 535 aminoacidi che compongono la molecola. Questa sostituzione toglie completamente la tossicità della molecola conservando, però, intatto il suo potere di stimolare il sistema immunitario e legarsi ai recettori cellulari. Non solo. Una volta bollita, la tossina riesce ad agganciarsi alle cellule tumorali per poi attirare su di sé e sulla cellula ospite la reazione del sistema immunitario. Negli anni Novanta le prime conferme. Ma, nonostante questo, non arrivano i finanziamenti per sostenere la sperimentazione.«Buzzi incarna - spiega l’onorevole Francesco Brusco - l’ideale della professione medica che si pone al servizio della vita: questo dottore di Ravenna risulta un esempio di dedizione al suo lavoro, vissuto con passione e scrupolo». Ma nemmeno le successive pubblicazioni sulle riviste Therapy (settembre 2004) e Cancer immunology, immunotherapy (novembre 2004) gli aprono la strada. «Estraneo a ogni trionfalismo - continua l’esponente azzurro - Buzzi non ha mai voluto brevettare le sue scoperte né avvantaggiarsi economicamente dai pazienti trattati con questa cura sperimentale». La speranza del dottore ravennate, infatti, è che la sua scoperta possa essere sempre più perfezionata e fatta conoscere a solo beneficio della lotta contro i tumori. Poi, la svolta. Il ministero della Salute giapponese decide di finanziare, a partire dal 2007, una sperimentazione sull’uomo della terapia del dottor Buzzi con l’appoggio contemporaneo di tre differenti università di medicina.Qualche spiraglio sembrerebbe aprirsi anche in Italia. «Innumerevoli sono stati gli ostacoli che il dottore ha incontrato - continua Brusco - e continua a incontrare per permettere che questi studi possano vedere finalmente avviata la sperimentazione ufficiale, sperimentazione che privatamente ha già riscontrato sorprendenti risultati». Martedì il dottor Buzzi incontrerà il ministro della Salute, Francesco Storace, per sottoporgli i suoi risultati. «Lungi da noi il voler strumentalizzare politicamente quello che non può e non deve aver un colore politico - conclude l’esponente di Forza Italia - ma che deve vederci tutti uniti per promuovere la lotta e quindi la ricerca». Da qui l’importanza di non perdere nel nulla la scoperta rivoluzionaria nel tentativo di dare un’ulteriore speranza ai malati di cancro.
[Data pubblicazione: 05/03/2006]

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02 marzo 2006

News 1 marzo 2006



FISSATO L'INCONTRO
Il Ministro Storace incontrerà il dott. Silvio Buzzi
lo scopritore della Tossina anti Cancro Crm 197.

La decisione dopo l'interpellanza parlamentare di Francesco Brusco (FI)
Grazie all’Interpellanza Parlamentare a firma dell’On. Francesco Brusco indirizzata al Ministro della Salute On. Francesco Storace, e dopo un colloquio telefonico tra lo stesso Brusco ed il Ministro, si terrà martedì 7 marzo presso il Ministero della Salute, un incontro con il dott. Silvio Buzzi lo scopritore della Tossina anti Cancro Crm 197, scoperta in più di 30 anni di studi e ricerche, e fino ad oggi rimasta nell’ombra e senza un riconoscimento ufficiale.Sarà presente inoltre all’incontro il dott. Saraceni consigliere tecnico del Ministro.Un grazie va al quotidiano IL GIORNALE che attraverso i Suoi articoli ha fatto conoscere la straordinaria scoperta del dott. Silvio Buzzi, all’On. Brusco che ha sensibilizzato l’opinione pubblica e smosso la coscienza di chi è preposto, nelle sedi opportune, al problema.Finalmente, quindi, dopo l’interessamento dell’On. Brusco e dopo numerose ricerche ed approfondimenti, grazie alle numerose informazioni reperite sull’argomento, il tutto coadiuvato dal suo segretario Riccardo Pucciarelli e dal collaboratore Gianni Rossi, si è approdati ad un punto importante per la sperimentazione ufficiale del Crm 197.Questa tossina indurrebbe il sistema immunitario a bloccare l’avanzata del tumore e a volte addirittura a farlo regredire, e fino ad ora per il disinteresse delle case farmaceutiche in Italia, si è vista bloccata la produzione del farmaco contenete la proteina Crm 197, che già da tempo viene utilizzata in Italia come vettore coniugante oligosaccaride per i vaccini destinati ai bambini come il vaccino anti-meningococcico.Un grande passo, dunque, verso la lotta contro il cancro.

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28 febbraio 2006

da "Il Giornale"


Lotta contro il cancro:
due ospedali
vogliono la cura-Buzzi

di Eleonora Barbieri




Silvio Buzzi e la sua scoperta sono rimasti quasi nascosti per 36 anni. Nell’ombra. Eppure quella scoperta potrebbe essere fondamentale per la ricerca contro il cancro: è il Crm 197, un derivato della tossina difterica che, in alcuni casi da lui sperimentati e documentati, ha aiutato i malati a fermare il tumore o a farlo addirittura scomparire.
La storia del dottor Buzzi è stata raccontata da Stefano Lorenzetto sulle pagine del Giornale all'inizio del mese di febbraio e ha attirato l’attenzione di molti lettori, di qualche politico (al ministro Storace sono già state rivolte due interrogazioni perché permetta di testare le ricerche di Buzzi) e anche degli stessi medici. Umberto Tirelli, primario di Oncologia Medica presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (in provincia di Pordenone), uno dei sette Irccs oncologici nazionali e punto di riferimento per l'area del Nord-Est, ha manifestato un interesse che, presto, potrebbe trasformarsi in una sperimentazione. «Il lavoro di Buzzi - spiega l'oncologo - è serio e merita uno studio più approfondito: è uno stimolo particolarmente interessante, perché noi siamo sempre alla ricerca di nuove, potenziali armi per combattere il tumore».Nessuna soluzione miracolosa: lo stesso Buzzi dice che il suo può essere «un contributo e non certo la cura definitiva contro il cancro». Per Tirelli è una «strada che vale la pena percorrere. In passato - racconta il professore - sono stato scettico verso alcune terapie "alternative", perché non erano dimostrate. Ci vogliono i dati, e i risultati devono rispettare alcuni criteri comuni. Il mio motto è: non importa se una terapia è convenzionale oppure no, l'importante è che funzioni».Si può insomma partire anche da un'osservazione quasi fortuita, poi lo studio deve proseguire seguendo i canoni fissati dalle autorità regolatrici. «In questo caso uno studio approfondito - continua Tirelli - dovrebbe considerare un numero maggiore di pazienti, individuando le patologie adatte all'eventuale cura, i dosaggi precisi e le modalità di somministrazione. Il tutto dopo l'approvazione da parte dei comitati etici». Gli ostacoli burocratici e amministrativi esistono, ma «vanno superati, perché provare e sperimentare è necessario, siamo sempre "avidi" di nuove potenziali medicine. Abbiamo a disposizione circa 70 farmaci per curare i tumori: sa quanti se ne possono usare per il cancro ai polmoni? Soltanto tre o quattro. È chiaro che ne vorremmo di nuovi». Il Crm 197, per ora, è soltanto «un potenziale tassello del mosaico; ma costa poco, non è di difficile produzione e non è tossico. Perciò credo meriti uno studio clinico».Il problema è ottenere la sostanza, una proteina che, in Italia, è utilizzata in alcuni tipi di vaccino, come quello contro il meningococco C: «Non l'abbiamo mai testata come potenziale agente anti-cancro - precisa Luciano Nencioni, responsabile affari regionali della Chiron di Siena, una delle aziende che produce il Crm 197 -: per noi è un "intermediario" che rende utilizzabile il vaccino al di sotto dei due anni d'età». È proprio alla Chiron che Buzzi si è rivolto nel 1992 per ottenere alcune quantità di questa proteina: ci è riuscito dopo cinque anni, come racconta nella sua autobiografia, Il talco sotto la lampada, da poco pubblicata da Edizioni Ares. La stessa richiesta è stata avanzata recentemente dall'ospedale di Empoli e l'azienda ha accettato di fornirne gratuitamente un quantitativo, una volta ottenuta l'autorizzazione dal ministero della Salute. «Il nostro centro, anche se piccolo, è da sempre attento a nuovi possibili farmaci e terapie - racconta Gianmaria Fiorentini, responsabile del reparto di Oncologia medica - e così ci siamo interessati al Crm 197; anche se i protocolli sono lunghi e, al momento, non abbiamo ancora il materiale a disposizione».Nel frattempo, Buzzi riceve telefonate e richieste continue: «Sono ben contento che qualcuno avvii una sperimentazione. Molti mi chiedono di essere curati, e devo deluderli: perché la sostanza al momento è introvabile. Non bisogna seminare illusioni o alimentare speranze eccessive, ma sono convinto che, in buone mani e con i giusti mezzi a disposizione, il Crm 197 potrà essere d'aiuto. Ma ci vorrà qualche anno».

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25 febbraio 2006

Più attenti alle galline che ai malati di cancro


n. 47 del 25-02-06 pag. 14


Più attenti alle galline che ai malati di cancro C’è anche un contrappasso mediatico nell’allegra insensatezza di questa nostra società ormai avviata al suicidio. Migliaia di persone stanno morendo di cancro e giornali, televisioni, radio di che cosa si occupano? Di sette cigni stecchiti in Grecia dall’influenza aviaria. La scorsa settimana su Panorama ho visto la fotografia di Rino Rappuoli, vicepresidente di Chiron corporation e direttore della ricerca di Chiron vaccines. Parlava ovviamente del virus H5N1 veicolato dai polli vietnamiti. Quest’uomo avrebbe la possibilità di salvare migliaia di pazienti oncologici subito, adesso. Macché, lo hanno comandato a dedicare intelletto, energie e tempo ai rischi avicoli. Va precisato che la californiana Chiron è una delle cinque multinazionali che lo scorso 13 settembre organizzarono a Malta la seconda Conferenza europea sull’influenza, dalla quale partì il cancan sul virus delle galline. Fino a un mese fa io non sapevo nemmeno che fosse nato, Rino Rappuoli. Mea culpa. A informarmi della sua esistenza è stato il dottor Silvio Buzzi, il medico di Ravenna che ha scoperto, in 40 anni di solitarie ricerche, come un innocuo (e assai poco costoso) derivato della tossina difterica, il Crm 197, sia in grado di contrastare l’avanzata dei tumori e a volte di farli addirittura scomparire. C’è una parte dell’intervista con Buzzi (Tipi italiani, 5 febbraio) che ho dovuto sacrificare, ma che riporto oggi perché si rivela illuminante: «Dal ’92 al ’97 tempestai di lettere e telefonate il dottor Rappuoli perché mi fornisse il Crm 197 da iniettare ai malati di tumore. Lui non voleva: “È una molecola priva di tossicità, quindi non può servirle a nulla”, si ostinava a ripetermi. Finalmente alla fine del ’97 cedette e me ne diede gratuitamente un lotto». Quel lotto è stato sperimentato con successo dal dottor Buzzi su 200 soggetti che avevano già avuto dagli oncologi una sentenza di condanna per melanomi, neuroblastomi, neoplasie polmonari. In una sessantina di casi ha provocato una riduzione del tumore dal 50% fino alla completa guarigione, come attestano le cartelle cliniche degli ex malati che sono vivi e sani a distanza di anni. Ma quel lotto di Crm 197 è finito nel 2003 e da allora il medico ravennate non può più aiutare nessuno. Voi non avete idea della grandinata di messaggi che ho ricevuto da parenti di persone ormai date per spacciate affinché intercedessi presso il dottor Buzzi. La cosa più deprimente è che la Chiron vaccines ha uno stabilimento a Siena – la ex Sclavo, un tempo famosa per il siero antivipera – che potrebbe tornare a produrre il Crm 197 già da lunedì. Fors’anche in seguito a tre interpellanze parlamentari presentate dopo il mio articolo, pare che la Chiron si sia finalmente dichiarata ben disposta a fornire il Crm 197 a un ospedale, quello di Empoli, che si presterebbe a inocularlo ai pazienti oncologici, o quanto meno ai malati terminali, considerato che comunque il derivato della tossina difterica non aggrava in alcun modo la sintomatologia né accelera la fine. Ma già si profila un altro intoppo burocratico legato alla produzione e alla sterilizzazione delle fiale di Crm 197, che solo il ministero della Salute può autorizzare. Mi appello a Francesco Storace: quando avrà finito d’occuparsi di galline ovaiole, dindi, anatre e germani reali, pensa che le avanzerà il tempo per apporre una firma che potrebbe salvare qualche cristiano? Glielo chiedo, signor ministro, perché un mio lettore, non sapendo più dove sbattere la testa, ha scritto all’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco che dipende dal suo dicastero, per chiedere dove fosse possibile procurarsi il Crm 197. La dottoressa Immacolata Pagano gli ha risposto come segue: «Il Crm 197 è una variante non tossica della tossina difterica. Le evidenze relative al profilo di efficacia e sicurezza del Crm 197 nel trattamento dei pazienti affetti da cancro sono relativamente scarse. Attualmente, in Italia, non esiste in commercio alcuna specialità medicinale a base di Crm 197». Dalla bibliografia riportata in calce alla lettera, s’intuisce che all’Aifa si sono limitati a digitare «Buzzi S» e «Crm 197» sul motore di ricerca della National library of medicine del governo degli Stati Uniti, vedendosi comparire un solo studio, pubblicato da Cancer Immunology and Immunotherapy. Se si fossero presi la briga di cercare meglio, come ho fatto io, avrebbero trovato altre sette ricerche sull’efficacia della tossina difterica, a firma del dottor Buzzi, pubblicate da Cancer Research, Lancet e Acta Biomedica. Mi pare lapalissiano che le evidenze nel trattamento con Crm 197 dei pazienti affetti da tumore siano «relativamente scarse»: se non lo si prova... E a chi competono i test? Al circo Togni? BAMBINELLO IN UMIDO. Sindaco, consiglieri comunali e autorità varie di Verona, insieme con insegnanti e genitori, hanno partecipato alle premiazioni dell’ottavo concorso che l’Azienda municipalizzata di igiene ambientale ha indetto fra le scuole della provincia per la realizzazione dei presepi con materiale riciclato. Fra le 150 opere in gara, quella che ha riscosso più successo è stata realizzata dai bambini della scuola d’infanzia Ferrante Aporti usando «la frazione di rifiuto umido», e cioè avanzi di cibo, formaggi andati a male, bucce d’arancia, gusci di noci, gambe di sedano, cespi di lattuga, bustine del tè. Avete presente un cassonetto rovesciato per strada? Ecco. La grotta di Betlemme era ambientata dentro un secchio dell’immondizia, foderato però con regolamentare sacchetto di plastica per la raccolta dei rifiuti urbani. I personaggi della Sacra Famiglia erano uova marce (o limoni ammuffiti: dalla foto pubblicata sul giornale locale non si capiva bene). Per caso i re magi hanno portato in dono quella roba là? stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

Prefazione Libro

Silvio Buzzi

Il Talco sotto la Lampada
Storia di un medico e della tossina che combatte i tumori

Edizioni Ares 2005-12-20




Prefazione di Luigi Bazzoli


Quando mi è stato chiesto da Cesare Cavalleri, coraggioso e intelligente direttore editoriale della Edizioni Ares, di scrivere la presentazione de Il talco sotto la lampada ho cercato invano di dissuaderlo. Ma lui con insistenza mi ha invitato almeno a leggere il libro. Ora che l’ho letto, di una cosa sono certo: che al suo autore e protagonista, Silvio Buzzi, a cui non sono state risparmiate molte ingiustizie, gliene tocchi un’altra per causa mia. Perché questa storia meriterebbe ben altro nome a presentarla che non il mio, che non ha titoli né referenze adeguate, se non il fatto che ho diretto per 15 anni l’inserto di medicina e salute del Corriere della sera. Perciò mi corre l’obbligo, per correttezza, di confessare la mia inadeguatezza scientifica a valutare il contenuto del libro, che racconta appunto l’avventura scientifica di un medico che, partendo da un’osservazione casuale in sala operatoria, costruisce un’ipotesi, bizzarra solo in apparenza, e che per mesi e anni, con pazienza e testardaggine, ne verifica la validità attraverso una serie infinita di sperimentazioni fino a raggiungere il riscontro finale secondo cui, ed ecco la straordinarietà della scoperta, la tossina difterica e il suo omologo CRM197 sarebbero attivi contro i tumori. Da più di cinquant’anni la scienza ha lanciato la sfida per vincere la lotta contro i tumori utilizzando risorse economiche e finanziarie senza limite. Sfida che vede impegnati scienziati e premi Nobel, ma che nasconde spesso storie di illusioni e di speranze cadute nella più cocente delusione. La cronaca, anche recente, è piena di presunte cure del cancro che al vaglio della evidenza medica si sono dimostrate falsamente miracolose. E sempre i protagonisti hanno lamentato complotti, boicottaggi dell’establishment scientifico, congiure del silenzio di cui sarebbero state vittime. Non è il caso del nostro Autore, che ha lavorato, nel più assoluto silenzio, senza cercare appoggi politici, senza entrare nel perverso «circolo mediatico» dei salotti televisivi per trovare una facile pubblicità. Questo solo fatto, questa scelta di basso profilo, rende Silvio Buzzi un personaggio accattivante. E se la mia incompetenza mi impedisce di valutare il suo lavoro dal punto di vista della scienza medica, non mi impedisce di fare alcune considerazioni. Il talco sotto la lampada, del medico ricercatore Silvio Buzzi, dovrebbe entrare di diritto nei testi di insegnamento universitario e tutti i giovani laureandi dovrebbero prenderlo come modello teorico e pratico di quella difficile, ma esaltante, avventura dello spirito che spinge l’uomo a cercare una verità. È anche un libro di formazione, di quelli che insegnano la difficile arte di stare al mondo e che sempre più raramente si trovano in libreria, quasi non se ne sentisse il bisogno. Il talco sotto la lampada è in verità il diario, appassionante e appassionato, di un grande uomo di una piccola provincia, dotato di una volontà quasi pervicace, che non si fa abbattere dalla frustrazione dell’insuccesso, non si fa scoraggiare dall’indifferenza dei più ed è sostenuto soltanto da una compagna d’avventura, la moglie biologa, che lo affianca in un lavoro immane fatto di giorni e notti, mesi e anni (trent’anni!), trascorsi a sperimentare analisi, controanalisi, controlli, letture di dati e di nuovo controlli, prove e riprove: pratiche estenuanti, fino alla spossatezza fisica e mentale, di cui è anche intessuto il lavoro di un ricercatore. La ricerca scientifica è essenzialmente un lavoro di gruppo che procede con la collaborazione e l’unione di molte menti, con le intuizioni di più cervelli. Quello di Silvio Buzzi, invece, è il viaggio di un solitario, isolato nel suo laboratorio ricavato da una soffitta, e lasciato solo anche quando ha chiesto verifiche e convalide del suo lavoro. Le ha trovate fuori dai confini, ai livelli più alti, in quell’America della scienza medica che ha metri di giudizio non anchilosati da pregiudizi o peggio da baronie di potere accademico. Cancer Research, la rivista ufficiale della American Association for Cancer Research che raccoglie i massimi studiosi e ricercatori dell’oncologia nel mondo, non solo pubblica a più riprese i suoi lavori, ma lo ritiene degno per sapienza medica di sedere tra i suoi membri attivi, onore che moltissimi di quelli che lo hanno giudicato con sufficienza non possono vantare. Come non possono vantare di vedersi accolte e pubblicate sul mitico The Lancet o nel prestigioso Cancer Immunology and Immunotherapy la conferma delle loro ipotesi scientifiche. Chi non fa parte del mondo della ricerca medica non sa a quale controllo rigoroso vengono sottoposti i lavori che gli studiosi inviano da tutto il mondo a queste riviste. Non immagina quale valore di riconoscimento scientifico venga loro tributato. In Italia non sono in molti a esserselo meritato. Di solito sono pochi studiosi che lavorano in gruppo e in centri universitari dotati di molti mezzi e dediti esclusivamente alla ricerca. Buzzi ci è riuscito scalando da solo la vetta. Ma queste considerazioni non si trovano nel libro di Silvio, perché Buzzi è anche un uomo di grande civiltà ed eleganza morale.

<< La mia tossina anticancro >>




n. 6 del 06-02-06

«La mia tossina anti cancro» di Stefano Lorenzetto





Quando avrete finito di leggere questa intervista, non cercate di contattarmi, neppure se il più caro dei vostri congiunti fosse condannato a morire di cancro: io, purtroppo, non posso far niente per lui. Neanche l’intervistato può far niente per lui: il lotto gratuito di Crm 197, un derivato della tossina difterica in grado in molti casi di bloccare l’avanzata del tumore e a volte di farlo scomparire, è finito nel 2003 e il dottor Silvio Buzzi proprio non saprebbe come e dove procurarsene dell’altro.
Solo il ministro della Salute può far qualcosa: credere a questa scoperta scientifica, supplicare la Chiron vaccines di tornare a produrre oggi stesso il Crm 197 nel proprio stabilimento di Siena e poi, dal momento che il preparato è assolutamente privo di tossicità, ordinare ai medici d’iniettarlo d’ufficio a tutti i malati di cancro ricoverati presso le strutture pubbliche. Non occorre privarli delle cure convenzionali (chirurgia, chemioterapia, radioterapia). Basta solo una puntura. In aggiunta. Zero rischi.
Qui non stiamo parlando del siero Bonifacio estratto dalle capre, della terapia Di Bella o del metodo Simoncini che considera il cancro un fungo da estirpare col bicarbornato. La validità terapeutica del Crm 197 è già stata comprovata da studi rigorosi a firma del dottor Buzzi pubblicati fin dal 1973 su Cancer Research, la rivista ufficiale di quell’American association for cancer research che raduna i massimi oncologi del mondo e che ha cooptato lo studioso italiano fra i suoi membri attivi, su Cancer Immunology and Immunotherapy e sul britannico The Lancet, che è dal 1823 la Cassazione dei clinici.
Da un episodio accaduto 40 anni orsono in sala operatoria – una nuvola di talco che precipitava dentro un addome aperto – il dottor Buzzi ha tratto una folgorante intuizione sulla quale stanno ora lavorando le università di Osaka, Sapporo e Fukuoka con un progetto finanziato dal governo giapponese. Purtroppo ha commesso un errore: «Come l’uovo viene deposto nel nido, è naturale che una nuova scoperta di medicina avvenga in luoghi adeguati, per mezzi culturali, strumentali e umani, ad affrontare il problema». Invece il neurologo e psichiatra, oggi settantacinquenne, il suo uovo fuori dal cesto l’ha scodellato in perfetta solitudine nell’ambulatorio della sua villetta alla periferia di Ravenna e l’ha covato con ardente passione, aiutato solo dalla moglie Luciana Baroncini, biologa, dai figli Giorgio e Anna Maria, entrambi neurologi come lui, e dall’ultimogenita Silva, matematica.
Il diario privato di quest’uomo «cui non sono state risparmiate molte ingiustizie, che ha lavorato nel più assoluto silenzio senza cercare appoggi politici, senza entrare nel perverso “circolo mediatico” dei salotti televisivi per trovare facile pubblicità», come testimonia Luigi Bazzoli, per 15 anni direttore dell’inserto Salute del Corriere della Sera, è ora affidato alle 270 pagine di un libro intitolato Il talco e la lampada (Ares), che «dovrebbe figurare di diritto fra i testi di insegnamento universitario», dice Bazzoli.
Per la verità il dottor Buzzi provò a chiedere a qualche politico di aprirgli le porte di almeno un ospedale della Regione per esperimenti, esami di laboratorio e Tac; lo implorò affinché convincesse la Sclavo di Siena, poi assorbita dalla Chiron californiana, a fornirgli qualche fiala di Crm 197. Immaginate quale udienza poteva ottenere, un cattolico praticante, presso le autorità dell’Emilia Romagna.
A quel punto avrebbe dovuto chiedere aiuto a Raul Gardini, che all’epoca era uno dei potenti d’Italia e teneva un piede nell’industria chimico-farmaceutica. Buzzi confessa di non averci nemmeno mai pensato. Eppure erano amici d’infanzia, gli curava la moglie Idina e la suocera e alla fine era diventato anche il suo psichiatra di fiducia, tanto che Gardini arrivò a confidargli, nei momenti più bui dello scandalo Enimont: «A me i num ciapa miga», a me non mi prendono mica, e infatti morì suicida.
A differenza di Edward Jenner, che il virus del vaiolo lo inoculò al proprio figlio, il medico romagnolo nel 1968 non esitò a provare su di sé, iniettandosela in vena, la tossina difterica: «Mi misi al microscopio con un mio campione di sangue per fare la conta dei globuli bianchi, ma non riuscivo neppure a vederli, tanto era il batticuore». Voleva essere certo che i suoi pazienti fossero al riparo da qualsiasi rischio. Milleduecento ne ha trattati. A distanza di molto tempo, 12 ancora campano, perfettamente guariti dal cancro. Ad almeno 360, dati per spacciati, ha regalato parecchi mesi, spesso qualche anno, di vita.
Che cos’è con precisione il Crm 197?
«Una fotocopia della tossina che provoca la difterite, nella quale è stato sostituito uno solo dei 535 amminoacidi che la compongono. Precisamente quello che la rende nociva».
Su quanti pazienti l’ha provata?
«Il Crm 197 su 200. Ma bisogna aggiungere che sui primi 600 malati, cioè i casi descritti nello studio pubblicato da Cancer Research nell’82, ho iniettato direttamente la tossina difterica intatta. E su altri 400 la tossina bollita, atossica al pari del Crm 197. Sempre con risultati sorprendenti».
Quante volte è riuscito a far funzionare il Crm 197 contro il cancro?
«Nel 30% dei casi ho ottenuto una significativa riduzione del tumore».
Quanto significativa?
«Dal 50% fino alla completa guarigione».
Cioè il tumore scompariva?
«Esatto».
Mi mostri qualche prova.
«Ecco, questa è la cartella clinica di un bambino di 6 mesi, figlio di un collega ospedaliero. Gli diagnosticarono un neuroblastoma resistente alla chemio. Il padre, disperato, mi disse: “Proviamo”. Io non volevo. Gli praticai otto iniezioni. Dopo un anno il piccolo fu sottoposto alla risonanza magnetica all’ospedale di Ferrara, perché qui a Ravenna non abbiamo la Rm. Da Ferrara la risposta tardava ad arrivare. Alla fine capimmo il motivo: il neuroblastoma era sparito e quattro clinici si stavano arrovellando da una settimana su queste immagini senza riuscire a darsi una spiegazione. Oggi il bambino va a scuola, è guarito, non ha più fatto iniezioni».
Da non credere.
«Non è la vittoria sul cancro: solo un contributo alla lotta. Per funzionare il Crm 197 richiede un organismo che mostri una buona capacità di risposta immunologica alla difterite. Andrebbe provato sui pazienti appena operati di tumore, con metastasi limitate ai soli linfonodi. L’ideale sarebbe testarlo su quelli che rifiutano la chemio o non la tollerano. Io ho avuto 26 malati di questo tipo. Il primo fu un contadino di 66 anni. Venne da me nel 1986 con un tumore allo stomaco. Anche le vie linfatiche erano già invase dalle cellule neoplastiche. Lo cacciai di qui tre volte. Alla quarta mi disse: “Se non mi fa quella puntura, la mia morte sarà colpa sua e solo sua!”. Non ci dormii per un paio di notti. Alla fine cedetti. È arrivato a 86 anni. Quando lo incontro me lo rinfaccia bonariamente: “Mi sono salvato per merito mio. Fosse dipeso da lei, sarei già sotto terra da un pezzo”. Nessuno di questi 26 soggetti ha più avuto ricadute».
Perché ha scelto di fare il medico?
«Volevo diventare come il dottor Manson della Cittadella di Cronin. Vengo da una famiglia poverissima. Mio padre era facchino al porto di Ravenna. Per mantenermi all’università lavoravo allo zuccherificio Eridania. La domenica andavo col cane in cerca di tartufi e li vendevo al ristorante Donatello di Bologna. Dalla maturità in avanti ho sempre avuto borse di studio. Quattro giorni dopo la laurea fui arruolato come aiuto di sala operatoria alla casa di cura San Francesco. Ero il manovale del chirurgo Giuseppe Vangelista, da tutti chiamato Vangelo giacché la sua era l’ultima parola, di vita o di morte. Oggi ha 96 anni. Infilava la mano nella pancia, palpava il carcinoma, scuoteva la testa: “Troppo avanti. Chiudi, ragazzo”. E io suturavo. Qualche volta capitava però che il paziente, dopo l’intervento esplorativo, avesse un miglioramento inspiegabile. Per tre o quattro mesi il cancro, anziché avanzare, regrediva. Il dottor Vangelista lo spiegava così: “È la boccata d’aria che diamo al peritoneo”. A me l’affermazione suonava implausibile. E i tumori polmonari, allora, che sono anaerobici, cioè proliferano in assenza di ossigeno? Cominciai a indagare».
Partendo da dove?
«Da un muratore rimandato a casa con un tumore del colon metastatizzato. Andai a trovarlo per dieci anni. Morì d’infarto. Un secondo paziente fu dimesso con un tumore polmonare enorme. Gli restavano poche settimane di vita. Anche questo morì dopo dieci anni. Di ictus».
Entrambi dopo essere usciti dalla sala operatoria?
«Esatto. Tenga conto che a quei tempi non c’erano gli ambienti sterili di oggi. Capitava perciò che il dottor Vangelista si cambiasse i guanti in sala. In una di queste occasioni vidi spandersi nell’aria uno sbuffo del talco che consente al chirurgo d’indossarli più facilmente. Osservavo queste micelle alla luce della lampada scialitica mentre scendevano lente e si depositavano nell’addome squarciato del paziente. Pensai: sarà solo un male? Qualsiasi germe stimola il sistema immunitario. Non a caso i bambini più esposti alla poliomielite erano quelli che abitavano ai piani alti delle case, i più igienici. I loro coetanei che razzolavano nei cortili s’ammalavano di rado».
Come s’arriva alla tossina difterica?
«Un giorno portarono in clinica un trentenne in gravissime condizioni. “Difterite maligna”, sentenziò l’internista. L’infezione è provocata da un bacillo che s’insedia nella gola e da quella sede produce una tossina micidiale che attacca tutti gli organi. Purtroppo il giovane morì. Lì ebbi un lampo: e se fosse il bacillo della difterite che entra nel corpo dei pazienti mentre operiamo sui tumori?».
E come ci entra, scusi?
«È un bacillo ubiquitario. Si trova dappertutto, anche qui, in questo ambulatorio. Solo che le nuove generazioni ne sono immuni, essendo la vaccinazione antidifterica obbligatoria per legge. Ebbi questa strana illuminazione: che il Corynebacterium diptheriae fosse in grado di danneggiare, insieme con gli organi vitali, anche i tumori».
Che fece?
«Decisi di provocare il cancro nei conigli iniettandogli nelle orecchie il 20-metilcolantrene, un idrocarburo dal forte potere oncogeno, ricavato dal bitume. Più complicato fu farmi consegnare dalla Sclavo la tossina difterica, anche perché può uccidere senza lasciare tracce».
In che modo si ottiene?
«Nei laboratori dispongono dei ceppi congelati. La coltivano su un normalissimo brodo di carne. Poi filtrano il liquido contenente la tossina e ricavano un liofilizzato in fiale».
Che cosa notò inoculandola nei conigli?
«Una regressione. La massa tumorale diminuiva di circa la metà. E ricominciava a crescere smettendo le iniezioni. Era il 1970. Telefonai subito a un amico farmacologo, Italo Maistrello, povero come me, figlio di pescatori di Porto Garibaldi, che lavorava alla Farmila di Milano. Lo pregai di venire a vedere. “Solo perché sei tu”, disse. Venne e rimase di sasso. “Bisogna provare la tossina su migliaia di topi singenici, cioè tutti uguali fra loro per sesso, età e peso; elaborare un programma; farci dare dall’Istituto Mario Negri i tumori sperimentali”, concluse. Optammo per il tumore di Ehrlich e il sarcoma 180. Ma a un certo punto i capi della Farmila, che produce colliri, convocarono Maistrello: “Che ci viene in tasca da questa ricerca?”. Lui rispose: “Prestigio”. Replicarono: “Il prestigio non è quotato in Borsa”. Oggi il mio amico lavora all’Ici, Imperial chemical industries di Londra».
Come andarono le prove sui topi?
«Quelli non trattati morivano in 16 giorni, gli altri in 32. Ma la vera sorpresa venne dall’ultimo esperimento su 100 topi nei quali avevo provocato il tumore di Ehrlich e poi iniettato la tossina difterica. A quattro mesi di distanza, 18 erano ancora vivi e sanissimi. Provai allora a reinoculargli il tumore nella stessa quantità: non attecchiva, lo rigettavano. Erano immunizzati».
Che meccanismo d’azione ha ipotizzato?
«Le cellule maligne dispongono di un gancio. Il Crm 197, come la tossina difterica, s’attacca a questo gancio provocando un’infezione. A quel punto scatta il sistema immunitario, che va a distruggere il Crm 197. Col risultato di uccidere, insieme con la fotocopia della tossina difterica, anche le cellule tumorali. Metta di vedere una mosca sul muro: lei decide di ucciderla con una martellata. Così distrugge la mosca, ma butta giù anche un pezzo di muro. La mosca è il Crm 197, il martello è il sistema immunitario, il muro è il tumore».
Quante iniezioni occorrono?
«Sei sottocutanee, a giorni alterni, nell’addome. Con un richiamo ogni due mesi, per un totale di cinque richiami. Io ho preso i malati che mi capitavano. Sul melanoma risponde benissimo».
È legale quello che ha fatto?
«Non avrei potuto testare il Crm 197 neppure sugli animali. Ai pazienti facevo firmare una liberatoria. Non li ho mai sottratti alle terapie convenzionali e non ho mai preso un centesimo. Per precauzione ho consultato alcuni avvocati: a mio favore giocava solo la legge sullo stato di necessità. Se un analfabeta trova per strada un ferito che sta morendo dissanguato, è autorizzato a stringergli una cintura attorno alla vena tranciata, giusto? Quello ho fatto io. Ma è difficile comprendere quanto sia stato logorante, sempre con gli stessi malati, sempre in fase terminale...».
Perché non ha sensibilizzato i politici?
«Ho tentato. Credevano che cercassi un posto da assistente in ospedale, pensi un po’. I senatori comunisti Arrigo Boldrini ed Ennio Cervellati mi invitarono a pranzo a Grattacoppa, ma solo per chiedermi di visitare gratis alcuni loro amici».
Poteva rivolgersi ai democristiani.
«Mi portarono dall’onorevole Benigno Zaccagnini. Nonostante fosse medico, mentre parlavo scuoteva la testa in segno di negazione. Dopo un mese mi telefonò: “Ne ho discusso”, disse, senza precisare con chi, “ma non ha suscitato alcun interesse. Dipenderà dalla crisi economica. Sono molto spiacente”».
Chi l’ha aiutata?
«La povera gente. Come l’ex partigiano Paolo, un anticlericale granitico. Ho scoperto che alle feste dell’Unità ordinava ai compagni di venire nel mio ambulatorio anche se erano sanissimi in modo da farmi prendere l’onorario delle visite».
Che differenza c’è fra lei e il professor Luigi Di Bella?
«Ho ereditato una decina di suoi pazienti. In un caso ho visto una sicura riduzione del tumore, documentata da una Tac. Però il suo metodo non è stato sperimentato sugli animali e consiste in una miscela di sostanze, per cui non si sa quale sia quella che realmente agisce. Senza contare che Di Bella non pubblicò mai i suoi studi sulle riviste che applicano la peer review, cioè la revisione da parte di almeno tre ricercatori indipendenti e anonimi nelle vesti di avvocati del diavolo».
Possibile che in giro per il mondo nessuno abbia mai constatato questo meccanismo d’azione della tossina difterica?
«Di recente ho ricevuto questa e-mail da Annette, una signora di New York. Descrive il caso del marito Dave, cinquantenne, portatore di melanoma all’ultimo stadio. Aveva polmoni, fegato e tibia zeppi di focolai. Da oltre un anno si sottoponeva alla chemio, senza alcun beneficio. Un’infezione l’ha costretto al ricovero in ospedale. Dai laboratori di Albany è arrivata la risposta: difterite del tipo mite. Il primo caso nella contea di Suffolk in 40 anni. In due settimane Dave è stato dimesso. Un mese dopo, la Pet di controllo ha scioccato i medici: “Liver cancer gone”, il cancro al fegato se n’è andato. Altre due Pet successive hanno dato identico risultato per polmoni e tibia. Dave è guarito. La moglie mi ha rintracciato digitando su Internet le parole chiave cancer e diphtheria».
Perché non ha brevettato la sua scoperta?
«Perché mi pareva poco etico speculare sul cancro. Che ci creda o no, è così».

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

L'interrogazione Parlamentare dell'on. Brusco Francesco






Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta n°4-19931
presentata da
FRANCESCO BRUSCO
venerdì 10 febbraio 2006 nella seduta n.749




BRUSCO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:


da recenti notizie di stampa, tra le quali l'ultima è risalente al 5 febbraio 2006 sul quotidiano
Il Giornale (articolo intitolato «La mia tossina anti-cancro»), si apprende che una particolare proteina, la CRM 197, indurrebbe il sistema immunitario a bloccare l'avanzata del tumore e a volte a farlo regredire;

lo scopritore è il dottor Buzzi Silvio di Ravenna, che studia la proteina da circa trent'anni;

gli studi del dottor Buzzi sono stati pubblicati su prestigiose riviste specialistiche tra cui Cancer Research, la rivista ufficiale dell'American association for cancer research che raduna i massimi oncologi del mondo e che ha cooptato lo studioso italiano fra i suoi membri attivi, su Cancer Immunology and Immunotherapy e sul britannico The Lancet, che è dal 1823 la massima espressione scientifica dei clinici;

la proteina CRM 197 viene utilizzata nel nostro paese da molti anni come un vettore coniugante oligosaccaride per i vaccini destinati ai bambini, come per esempio il vaccino antimeningococcico, e quindi, non è tossica o pericolosa per la salute, per cui parrebbe possibile accorciare o scavalcare la fase di sperimentazione;

la sostanza iniettata al paziente neoplastico riuscirebbe dove le attuali terapie contro il cancro non hanno sortito effetti se non quello di prolungare di qualche settimana la sofferenza dei pazienti;

tuttavia parrebbe che la proteina in oggetto sia di difficile reperibilità e che venga consegnata al medico con difficoltà dalla filiale di Siena della Chiron spa -;

se il Ministro interrogato non intenda verificare la veridicità di quanto esposto in premessa, avviando in caso positivo la sperimentazione e la successiva utilizzazione del prodotto. (4-19931)